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2016: 0.938 - 5 years IF: 1.010

2015: 0.641 - 5 years IF: 0.673

2014: 0.628 - 5 years IF: 0.652

2013: 0.390 - 5 years IF: 0.504

2012: 0.605

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2010: 0.309

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Volume 4 (1) - 1981

LANZAFAME G. & TORTORICI L.

La Tettonica recente della Valle del Fiume Crati (Calabria) – Recent Tectonics in River Crati Valley (Calabria, Italy)

Pages 11-21

Abstract

Il bacino del F. Crati è costituito da una porzione più meridionale, che si trova in posizione assiale rispetto la catena appenninica e da una porzione più settentrionale, rappresentata dalla pianura di Sibari che si dispone a circa 60° dalla precedente e che si sviluppa lungo la Linea di Sangineto. Al fine di ricostruire le tappe dell’evoluzione tettonica di tale bacino sono state studiate la disposizione e la facies dei sedimenti, le linee di dislocazione e sono state effettuate misure di diaclasi, microfaglie, fentes di tensione ed assi di pieghe. Le dislocazioni si dispongono in tre sistemi principali dei quali il più vistoso, con rigetti quaternari dell’ordine di 1 200 m, si sviluppa in direzione N-S ed è responsabile del sollevamento della catena costiera e della formazione della porzione meridionale del bacino. Le dislocazioni del secondo sistema hanno direzione NW-SE; l’ultimo sistema infine, a direzione NE-SW, è il meno evidente dei tre perché in parte mascherato dalla copertura pleistocenica, ma è il più importante in quanto si identifica con la Linea di Sangineto, una struttura a componente sinistra che ha giocato, fin dal Miocene, un ruolo primario nella costruzione della catena. L’analisi microtettonica ha permesso di puntualizzare che ad una compressione con direzione E-W, rilevata nei sedimenti del Miocene e del Pliocene inferiore, è seguita, dal Pliocene medio-superiore in poi, una tettonica distensiva anch’essa con direzione E-W, interrotta, durante il Pleistocene inferiore, da una puntuale fase compressiva NNW-SSE. I sedimenti che affiorano nella Valle del Crati (in prevalenza argille, sabbie, arenarie e conglomerati) hanno un’età compresa tra il Miocene ed il Pleistocene ed, a prescindere dai depositi miocenici che sono ubiquitari, mostrano con la loro disposizione che il bacino si è ampliato notevolmente verso E alla fine del Pliocene superiore consentendo al mare calabriano di trasgredire ampiamente sul bordo occidentale del massiccio silano. L’area della pianura di Sibari dal Pliocene medio-superiore in poi è stata sempre in subsidenza, la quale ha raggiunto il suo culmine nel Pleistocene inferiore quando l’alto di S. Lorenzo del Vallo, ormai ridotto ad una piccola isola in corrispondenza della sua porzione più elevata, ha smesso di funzionare da elemento separatore tra la parte orientale del bacino, aperta verso lo Jonio, e la parte occidentale tirrenica. Inizia alla fine del Pleistocene inferiore il sollevamento di tutta l’area che si manifesta con particolare intensità nella catena costiera, che inizia ad emergere in questo periodo realizzando così la chiusura del bacino verso il Tirreno. Il sollevamento continua attraverso una serie di tappe che permettono la deposizione di sedimenti marini e continentali variamente terrazzati, la profonda erosione della catena e fanno assumeere alla regione l’assetto attuale.

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