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2015: 0.641 - 5 years IF: 0.673

2014: 0.628 - 5 years IF: 0.652

2013: 0.390 - 5 years IF: 0.504

2012: 0.605

2011: 0.468

2010: 0.309

2009: 0.136

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Supplements of Geografia Fisica e Dinamica Quaternaria
Volume V - 2001

 

Proceedings of the 8th Italian Glaciological Meeting

POLLINI A.

Osservazioni eseguite su una cinquantina di ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale – Observations accomplished on some fifty glaciers of Ortles-Cevedale group (South-Eastern Alps)

Pages 179-181

Abstract

Nell ‘agosto 1949 iniziai Ie osservazioni e Ie misure di controllo delle variazioni delle fronti di alcuni ghiacciai del Gruppo Ortles-Cevedale (valli del Frodolfo, Gavia e Selda), circa due anni dopo il mio ritorno dalla prigionia passata in Kenia dal1941 al1947. Ero completamente impreparato al compito e sprovveduto di mezzi (circa L. 20.000 di mensile come assistente di geologia a Milano) e d’ apparecchiature sia topografiche sia fotografiche: unica una bindella da misurazioni da 50 m. Ma ben presto mi resi conto che per ottenere qualche risultato da tale ricerca bisognava raccogliere dati molteplici riguardo alle con – dizioni causali generali e ambientali cui sono soggette Ie variazioni delle mass e glaciali. Quindi mi dedic ai a letture e a ricerche bibliografiche nel campo. Avevo avuto la fortunata occasione di conoscere e col – loquiare con uno scienziato come Carlo Somigliana, di grande esperienza, che mi fu maestro generoso. Con i primi anni di studio teorico e di pratica suI terreno, cominciai a ori entarmi circa Ie osservazioni da fare , gli elementi ambient ali da studiare, i dati pili importanti da valutare, la documentazione da presentare ogni anna al Comitato Glaciologico Italiano (rilievi planimetrici , sezioni, stratigrafie, fotografie ecc .) allegandola alle relazioni descrittive di ogni singolo corpo glaciale e alle osservazioni generali d’ordine meteorologico (temperature, precipitazioni). E mancato certamente il prelievo di campioni di neve e di ghiaccio, che andavano analizzati al fine di studiarne i caratteri chimici , fisici , e meccanici e i loro cambiamenti in funzione dell ‘azione mutevole dei fattori causali . Presento un sunto delle due tabelle che raccolgono l’attivita da me svolta in qu asi cinquant’anni: la tab. 1 costituisce I’elenco dei ghiacciai osservati dal 1949 al 1990 e di altri controllati dal1974 a1 1998; la tab. 2 elenca Ie fasi evolutive e Ie variazioni morfologiche dei ghiacciai osservati . Dai dati delle tabelle si possono distinguere tre periodi di tempo principali , con caratteri stiche diverse del comportamento dei ghiacciai: 1949-1975, 1976-1980, 1981-1998. Nel primo si nota un ‘alternanza di sottoperiodi di regresso con altri di tendenza alIa stazionarieta e al progresso; nel secondo si registrano fenomeni e var iazioni notevoli, repentine e d’insolita entita, dovuti soprattutto a onde di spinta per carico da monte, specie per i ghiacciai di tipo alpine e per quelli pirenaici aventi fort e penden za, mentre nel contempo aumentano Ie precipitazioni nevose. II progresso registrato in qu esta fase mascher a pe rc con – dizioni di disgelo penetrante in prolondita: pur con Ie precipitazioni in incremento, infatti , non si arrestano i frazion amenti delle mass e glaciali, che inizi ano gia a subire l’attacco di insolite e improvvise escursioni termiche estive, al rialzo. Nel terzo periodo principale, tale tendenza si accentua, sicchc subentra un prevalente regresso e si verificano alcune estinzioni. Si nota anche un fort e smagri – mento complessivo delle masse e un aument o dei fenome – ni di degrado delle stesse do vuti a disgelo penetrant e in profondita soprattutto dove il fondale roccioso e a dorso arcuato e pendente verso valle (vale come esempio tipico la zona delle «Guglie» al Ghiacciaio dei Forni). In questa fase, oltre a temperature estive sempre pili elevate, si registra una forte diminuzione delle precipitazioni nevose, in particolare nell’ultimo decennio. II crescente e continuo surriscaldamento atmosferico, con punte prossime ai 30 °C anche a quote di non molto sott ostant i ai 2.000 m, desta un allarme marcato e stimola non solo a controllare I’evoluzione dei fenomeni di regresso e degrado, rna anche a cercare di individuarne Ie cause sia naturali sia di tipo antropico. Va tenuto conto infatti che, essendo la popolazion e umana cresciuta del 100% in poco pili di trenta anni (a 3 a 6 miliardi di pe rson e), si e avuto un incremento enorme dei consumi e delle risorse, con effett i che , tutti , concorrono ad alimentare il surriscaldamento dell’atmosfera.

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